IL TENTATIVO GRUPPO TEATRO

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

senza graffi

liberamente ispirato alle opere di Simona Vinci e Cristina Arcuri

regia e drammaturgia Marco Rebecchi

con

Caterina Agnelli - Federica Ferioli - Laura Foroni

Gianluca Galletti - Emanuela Sgarbi

assistenza tecnica e luci Valentina Ferretti

video e grafica Marco Rebecchi

fotografie Gianluca Galletti

Domenica 22 maggio 2005 alla Stazione delle corriere di Finale Emilia in provincia di Modena, alle ore 21.30 andrà in scena in prima assoluta lo spettacolo Senza Graffi, la nuova produzione della compagnia il Tentativo Gruppo Teatro per la regia e drammaturgia di Marco Rebecchi.

Lo spettacolo è presentato all’interno della rassegna Avant Gare organizzata dall’Associazione Culturale Venere e sostenuta dal Comune di Finale Emilia – Assessorato alla Cultura.

Senza graffi è la ricerca dell’amore assoluto, eterno, totalizzante. Così ideale e irraggiungibile da poter essere solo immaginato, o ancora meglio, può divenire reale solo attraverso l’immagine che se ne riesce a dare o che ci si riesce a fare.

Nella realtà nessun amore dura per sempre, quasi mai. Forse gli amori più estremi e durevoli sono quelli a cui viene sottratta una delle parti che lo vivono. Il persistere nel tempo è dunque possibile per incompiutezza, per mancanza, per sottrazione, attraverso l’immagine che ci si è fatti dell’amore. 

Non è vero.

Il senso dell’incompiutezza, se l’amore è totale e profondo, lo rende insostenibile nel tempo, indebolisce la fibra della nostra volontà, spalanca la porta della nostra fragilità.

E allora si cede.

Ed è quello che succede ai nostri personaggi. Vittime e carnefici di se stessi, del loro amore. Storie parallele di donne che si intrecciano nel tempo come tessere che ricompongono il mosaico della memoria di un uomo fortemente innamorato della vita. Che cede nonostante il tentativo di resistere fissando almeno l’immagine dell’amore.

Donne che fuggono al peso della realtà, rifugiandosi nel loro mondo fatto di sensazioni e di illusioni. Fino a quando la realtà non si ripresenta magra e cattiva. E allora cedono alla sua insostenibile crudezza.

Questo è il nucleo che esploriamo in questo lavoro e che abbiamo rintracciato nell’opera di alcune delle più interessanti esponenti della letteratura italiana contemporanea come Simona Vinci e Cristina Arcuri.

La rielaborazione e riscrittura che ne ho fatto sarà un modo di raccontare come sono fatte le persone nei loro piccoli mondi emotivi, e come possono alterarne la percezione, e come le loro necessità facciano fuori ipocrisie e regole che riteniamo consolidate. E come tutto questo non abbia alcun senso. Perlomeno, per la società che si è delineata oggi, improntata com'è all’usa e getta, e dove anche l’amore è soggetto agli stessi ritmi di consumo veloce e rinnovabile. Le cose divertenti, poi, sono le peggiori, quelle di cui davvero sarebbe meglio vergognarsi cercando così di sopravvivere aggrappandosi alle proprie ossessioni.

Una ricerca di senso individuale, ma, al tempo stesso, appartenente a tanti altri anonimi e isolati; un tentativo comico, a tratti esilarante, paradossale e grottesco, eppure estremamente tragico, lucido nel penetrare la crisi. La crisi di una donna, di un uomo, che tentano di preservare il loro mondo affettivo così, senza graffi né ammaccature.

Marco Rebecchi

 

 

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