IL TENTATIVO GRUPPO TEATRO

  UN ATTIMO DI ABBANDONO

Teatro Sociale di Finale Emilia

Stazione delle corriere di Finale Emilia

Genere: Teatro-danza
Coreografie: L. Baraldi
Regia e testi: L. Dallolio
 

Interpreti: Valerio, Gianluca, Enrico, Marcello, Stefano, Samuele, Chiara, Milena, Samantha, Eva, Emanuela, Michela, Federica, Connie, Roberta, Michela, Micaela, Nicole, Giorgia, Elisa, Caterina, Laura.


Il nostro spettacolo racchiude la fenomenologia dell'abbandono.
Abbandono, nome, singolare, maschile. L'atto del lasciare una persona, un luogo o una cosa col pensiero o con l'intenzione di non vederla o possederla più. Lo stato o la condizione della persona o della cosa lasciati, perse per sempre.
Abbandonare, verbo, prima coniugazione, transitivo, lasciare una persona, un luogo o una cosa per sempre o con animo di non tornare più ad esso. Abbandonare, verbo, prima coniugazione, riflessivo, darsi interamente, lasciarsi andare.

L'abbandono è distanza, perdita, incertezza, dolore, è il vuoto.
L'abbandono è ricerca, scoperta, fuga, rinascita, saggezza, è la libertà.

I nostri attimi di abbandono sono i tronchi cullati dall'acqua, sono gocce di pioggia nel mare, sono le schegge di un bicchiere di cristallo. Sono attimi che non hanno bisogno di nient'altro, sono suoni in movimenti, sono movimenti sussurrati. I nostri attimi di abbandono sono il silenzio e le urla, sono piume e macigni, sono l'eccesso e la moderazione, sono riti di passaggio, di crescita, d'involuzione.

L'emozione nasce in questi attimi e cresce, si spegne, si schianta, sussulta e freme. Il nostro spettacolo racchiude la fenomenologia dell'abbandono, per tutti voi gli abbandonati e le abbandonate che avrete il coraggio di abbandonarvi alle nostre e alle vostre emotività.

Scena 1 - la camminata, è il controllo, la voglia di creare nel vuoto, è la fantasia che regala una tranche noncurante, è il sogno di trovare un posto migliore;
Scena 2 -il viaggiatore, è il logorio, è il vivere grazie al bypass della quotidianità, è la tristezza di un'illuminazione estrema e folgorante;
Scena 3 - l'albero, è la vita, il nascere, il crescere è la perdita, la solitudine e gli affronti di ossa e ricordi scricchiolanti e malmessi;
Scena 4 - il rombo, è l'età delle domande del ribelle adolescenziale, l'inizio della standardizzazione, è massa, branco, è armonia, sintonia, è tutto ciò che fa una cultura;
Scena 5 - Staccato vs Passo a due, sono le simmetrie non evidenti, sono i giochi di potere, i soprusi, sono le grida soffocate nel cuscino, sono gli amplessi, gli eccessi, i gorgheggi dell'anima;
Scena 6 - lo psicanalista è la voglia di trapassare il mistero, il raziocinio sterile e potente, il desiderio di dare un senso, un perchè , un come, un quando, un forse; Scena 7 - il muro, è il silenzio, la pesantezza dei sogni, dei ruoli, delle aspettative, è la rivincita, la tentazione di emergere, di fuggire, di mimetizzarsi;
Scena 8 - il reticolo, è una gabbia aperta, il miraggio di libertà, l' incontinenza del flusso delle emozioni, l'intemperanza delle mani, la prepotenza dei soprusi
Scena 9 - il cerchio, è la morsa di uno sguardo ostile, indifferente, scrutatore, è la voglia di lacerare e ridurre in brandelli il cuore e l'orgoglio del proprio nemico, è ignoranza, arroganze, vessazioni. E' il rifiuto, la ricerca, la rinascita.
Scena 10 - gli abbracci, è un canto gregoriano che rimbomba nell'abside, è una chiazza di corpi, uno sciame di mani veementi, è la chimera, è la trasformazione delle sostanze naturali e artificiali nella loro formazione, è la chimica, la nuova alchimia umana

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